L’ultimo unicorno || Peter S. Beagle

La ragazza con gli occhiali violaDopo ere di languido torpore, l’entità protettrice di un bosco senza tempo è spinta a porsi una domanda fondamentale: che fine hanno fatto tutti i suoi compagni? Nel tentativo di scoprire se sia davvero l’ultima della sua specie, emerge così in un mondo che è diventato tanto disilluso e privo di sogni da essere incapace di accorgersi del suo etereo passaggio portatore di grazia. Benché la maggior parte di coloro che incontra la ritenga una semplice puledra bianca, inaspettatamente è proprio Schmendrick, un maldestro mago girovago, a vederla per ciò che è realmente. I due partono così per un lungo viaggio verso terre insidiose, dove sono custodite le risposte ai loro quesiti, ma dove si cela anche una terrificante creatura d’incubo che ha come unico obiettivo quello di trascinare nell’oblio l’ultimo unicorno esistente al mondo.

Altro libro della challenge! Questa volta il tema che ho scelto era Un libro da cui è stato tratto un film.

Il film in questione era uno dei miei cartoni animati preferiti da bambina. A pensarci adesso i miei preferiti erano tutti film di nicchia: L’ultimo unicorno, Zack e Crystal, Il principe schiaccianoci, Elliot il drago invisibile e Brisby e il segreto di nimh Mi emoziono solo ad elencarli

I miei genitori mi odiavano perchè andavo in fissa con questi cartoni, ripetevo le frasi a memoria, andavo avanti a vedere solo certe scene, canzoni impresse a vita nella mia mente. E forse ripensandoci ora la cosa che li accomunava tutti erano le trame.

Belle, complicate e non banali, personaggi così fuori dagli schemi, temi diversi dai classici Disney. Restavo incantata dalle avventure, dalle ambientazioni…adoro le storie raccontate come si deve.

Il libro è scritto benissimo: è una fiaba sia per bambini che per adulti. I più piccoli hanno davanti una gran bella storia, gli adulti ne colgono l’ironia tra le righe.

E’ una favola malinconica  e dolce, misteriosa e delicata.

Buona lettura!

We are not always what we seem, and hardly ever what we dream.

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Mi chiamo Lucy Barton || Elizabeth Strout

6794724_1491726Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, “ciao, Bestiolina”, perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia.

Continuando a seguire le linee guida della challenge, per la voce “un libro pubblicato nel 2016” ho deciso di leggere Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout.

Dopo 10 pagine mi sono subito resa conto che è un libro che promette bene. Uno di quelli che amo di più, uno di quelli che raccontano una storia coinvolgente, ma non necessariamente nel senso di struggente, quanto di una storia che racconta e che si lascia ascoltare e senza che tu te ne renda conto, sei già nel suo mondo.

Credo di avere proprio un debole per i romanzi familiari (La casa degli spiriti in primis).I romanzi che non fanno altro che narrare le vite di queste persone, semplici e allo stesso tempo ammalianti.

Ho amato il modo in cui è scritto: sembrano confidenze davanti ad una tazza di caffè con un’amica. E’ il classico libro che vorrei aver scritto io, uno di quelli che ti ispira a farlo.

In realtà durante la lettura mi è stato difficile scriverne sul mio reading journal. Lo ascoltavo, non mi veniva da commentarlo.

La trama è semplice, capitoli e frasi brevi. E’ quasi telegrafico, ma racconta di emozioni che ti arrivano dritte al cuore.

Racconta una vita.

Racconta un rapporto tra madre e figlia.

Penso proprio che cercherò altri libri di Elizabeth Strout.

[…] e il cielo che resiste, resiste e infine cede al buio. Come se l’anima potesse far silenzio in quei momenti.

La vita mi lascia sempre senza fiato.

 

 

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Il Guardiano degli Innocenti || Andrzej Sapkowski

Andrzej Sapkowski - Il Guardiano degli innocenti_cover.jpgGeralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, e si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte.

Buona domenica a tutti! Oggi torno qui per parlarvi del terzo libro che ho letto dopo aver iniziato la challenge creata da me ( se vi interessa leggete qui).

Oggi spero di riuscire a farvi una recensione più dettagliata del solito, perché ho iniziato a tenere un reading journal; mi capitava spesso durante la lettura di pensare mmm questo è interessante poi però una volta finito il libro molte di quelle osservazioni non me le ricordavo più e le mie recensioni ne risentivano.

Così ora ho questo quadernino dove  scrivo qualsiasi cosa mi salti in mente durante la lettura: impressioni, osservazioni, citazioni… se poi vi interessa gli dedicherò un post. Fatemi sapere 

Preciso subito che questo è il primo di una serie di libri, da cui è stata tratta la trilogia di videogiochi di The Witcher, più nello specifico i videogiochi sono il seguito della saga letteraria.

Detto questo prima di leggere Il guardiano degli innocenti io avevo giocato a The Witcher 3 e quindi conoscevo abbastanza bene i personaggi della storia, ma trovo che non sia un requisito necessario proprio perché i libri sono antecedenti ai videogiochi, quindi non scartatelo a priori!

Che cos’è Il Guardiano degli Innocenti? E’ una raccolta di racconti con protagonista il nostro amabile strigo di quartiere Geralt di Rivia. O almeno è quello per cui si spaccia, perché, mano mano che leggi,  si rivela un vero e proprio romanzo. Ho trovato che fosse un ottimo stratagemma per aiutare il lettore ad addentrarsi in un mondo nuovo, complesso, nettamente diverso dal solito. Senza affaticare la mente di chi legge con una trama complessa,  vengono presentati i personaggi e i temi principali della saga e per renderlo ancora più accattivante, l’autore rivisita le fiabe più conosciute ( vedi Biancaneve e La Bella e la Bestia) e le trasporta nel mondo di Geralt.

Prima di iniziarlo pensavo di approcciarmi ad una lettura un po’ faticosa e macchinosa, non so perché ma lo associavo alla cupezza di Praga. E invece, come è stato per Praga una volta visitata, è solo l”impressione; perché poi scorre benissimo sin dalle prime pagine. Forse è dovuto anche al fatto che si tratta di una raccolta di racconti e quindi l’azione è ristretta a poche pagine, si entra subito nel vivo delle vicende. Non per questo si tratta di una lettura semplificata e poco profonda.

Infine la cosa che mi ha colpito del libro come giocatrice è la passione con cui i creatori hanno riportato fedelmente il mondo dei libri nei videogiochi, mentre leggevo mi sembrava di giocare..davvero.

Angolo citazione:

Non avevano fretta, e di colpo tutto il mondo cessò di esistere.

Cessò di esistere per un piccolo, breve istante che sembrò loro tutta un’eternità, perché lo era davvero.

E poi il mondo riprese ad esistere, ma in maniera completamente diversa.

Spero che questo nuovo tipo di recensione sia di vostro gradimento Ho scritto molto più del solito 😮

Buona lettura!

 

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American Gods || Neil Gaiman

american godsDopo tre anni di prigione Shadow sta per tornare in libertà quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Sull’aereo che lo riporta a casa l’uomo riceve una proposta di lavoro da un tipo piuttosto enigmatico, Mister Wednesday: Shadow accetta, ma gli servirà ancora qualche tempo per scoprire chi sia in realtà il suo capo, chi siano i suoi compagni d’affari e chi i suoi concorrenti.

Finora di Neil Gaiman avevo solo letto un libro illustrato per ragazzi (La regina del bosco), però mi sono sempre fidata del giudizio comune che lo identifica come  uno dei migliori scrittori contemporanei…Ebbene sì, dopo American Gods, posso confermarlo anche io.

Le mie non sono mai state vere e proprie recensioni, ma più impressioni su un romanzo. Non mi va di stare lì a raccontare per sommi capi la trama: il bello dei libri è proprio la scoperta.

Di American Gods si può sicuramente dire che è scritto, pensato e studiato perfettamente, è uno di quei libri che ti prende alla prima pagina.

Non ha bisogno di 50 pagine per carburare.

Già alle prime pagine è lì che ti dice Ciao! Io sono così, se ti piace bene altrimenti chiudi e lascia perdere.  

Un protagonista che accetta le situazioni per come sono, senza troppe domande, senza troppi dubbi, solo attimi e un’apertura mentale quasi disarmante. Ma è proprio per questo che il libro funziona.

Fatevi il favore e leggetelo, perché ne vale veramente la pena.

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Motivo in più per leggerlo: ne è stata tratta una serie tv che dovrebbe uscire nel 2017 (vi rimando qui per le ultime notizie a riguardo).

Buona lettura!

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La Storia Infinita || Michael Ende

la-storia-infinita.jpgBastiano è un giovane goffo, e non è quel che si dice comunemente un “ragazzo sveglio”, ma la lettura (e il termine è improprio, perché egli passerà alternativamente dal ruolo di lettore a quello di personaggio e di protagonista) di questo libro lo farà cambiare e farà cambiare la Storia stessa. Gli farà capire che il “fa’ ciò che vuoi” che sta scritto sull’amuleto ricevuto in dono non significa “fa’ quel che ti pare”, ma esorta a seguire la volontà più profonda per trovare se stessi. Che è la strada più ardua del mondo. Il libro e Bastiano la percorreranno insieme, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri e passerà dalla goffaggine alla bellezza, alla forza, alla sapienza, al potere, fino a quando dovrà fermarsi.

 

E il primo libro della mia reading challenge (di cui vi parlo qui) è andato. Così “un libro della  mia infanzia ” si può cancellare.

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Avevo una sorta di conto in sospeso con “La storia infinita” è stato uno dei primi libri che ho letto per conto mio, se non il primo proprio, e all’epoca dopo 200 pagine mi accorsi che il film finiva in quel punto, ma io avevo ancora altre 200 pagine circa da leggere. Non mi posi proprio il problema, lo chiusi e passai al successivo. Per me la storia finiva lì. Negli anni è capitato più di una volta di rivederlo sulla libreria e pensare poi devo finirlo ma per un motivo o per un altro non ci ero mai riuscita. 

Che dire…sono abbastanza di parte. Io amo questo libro.

Sei lì quando Bastiano ruba il libro e si chiude a leggerlo nella soffitta della scuola.

Parti con Atreiu per una meravigliosa avventura.

Piangi per Artax. Oh eccome se piangi, ogni santissima volta

Vorresti un Drago della fortuna tutto per te.

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Potrei andare avanti e riassumere tutte il libro, ma il punto è che La Storia Infinita ha dei personaggi così vividi, così reali che ti restano dentro.

Ognuno dentro di noi pronto a ricreare una nuova Fantàsia.

Ognuno con una sua personale versione di quel mondo.

Basta scegliere un nome. 😉

 

 

Buona lettura!

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Occhialiviola reading challenge – Summer edition!

Tornata giusto in tempo per rompervi le scatole con la mia prima reading challenge!

D’estate, come penso molti di voi, riesco a leggere molti più libri.Mi sto già facendo un elenco dei libri da portare sotto l’ombrellone.
É strano ma mi sento emozionata per questa stupidaggine, perché d’estate mi viene voglia di leggere libri e generi che non leggerei altrimenti. Mi viene voglia di esplorare universi narrativi così distanti dalla me stessa di tutti i giorni, ma che d’estate improvvisamente diventano affascinanti. Sarà perché in quelle due settimane di relax ho tutto il tempo che desidero da dedicarmici, per esplorarli e capirli al meglio. Quando si ha poco tempo per leggere, invece, vado sul sicuro, mi perdo in pagine in cui sono sicura di sentirmi a casa.
Ma queste sono solo le mie sensazioni, magari voi utilizzate le vacanze per recuperare quei poveri libri comprati e accumulati lì  da tutto un anno…troppo facile ed intelligente per me, io devo sempre complicarmi la vita!

Quindi ecco qui l’idea della challenge.

Se vi partecipate fatemelo sapere qui nei commenti, su instagram, su facebook, dove vi pare, l’importante è che usiate #occhialiviolachallenge

Buona lettura!

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What’s going on – Marzo 2016

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Eccomi qua, dopo un bel periodo di stop, nel quale continuavano a venirmi idee e cose di cui avrei voluto raccontare.

Così ho pensato di creare una serie di post con i miei interessi del momento, suddivisi in varie categorie. Spero di farvi conoscere qualcosa di nuovo, d’ispirazione e di avvincente.

Libri

Prima categoria ovviamente sono i libri. E’ un po’ che non riesco a trovare del tempo per fare delle recensioni fatte per bene, ma almeno in questo modo posso comunque parlare delle mie ultime letture senza entrare troppo nello specifico.

I-love-shopping-a-Las-Vegas-di-Sophie-Kinsella-Shopaholic-series-I-love-shopping-8.jpgIl libro di Marzo è I Love Shopping a Las Vegas di Sophie Kinsella. Sono una patita di questa serie e trovo che tra le letture leggere sia una delle più valide. Le pagine scorrono che un piacere tra sorrisi e chiacchiere. La sensazione è quella di un caffè con un’amica.

 

 

 

Serie Tv

Altra mia grande passione, ne segue e ne ho seguite molte ma quelle che hanno segnato il mio Marzo sono 4.

Black Sails: è una serie attualmente in corso (appena finita la terza stagione e già confermata una quarta). La trama in poche parole : è il prequel del romanzo “L’isola del tesoro”, parla del famoso capitano Flint e delle avventure della sua ciurma in un ambiente storicamente esatto. Tra personaggi e fatti realmente esistiti l’unica componente “fantasy” sono proprio Flint e la sua ciurma. Serie bellissima e costruita in maniera impeccabile, attori competenti (con quell’accento inglese che non guasta mai le guardo in lingua originale), personaggi indimenticabili e una colonna sonora emozionante. Provare per credere. Le prime due stagioni sono già su Netflix.

 

Boris: Ammetto di aver peccato fino a questo momento e di non aver mai visto Boris. Ma per fortuna c’è Netflix! Bella, divertente e irriverente. Personaggi adorabili e battute memorabili. Lo amo.

 

Daredevil: Finalmente è uscita la seconda stagione di Daredevil  si, sempre Netflix. Amo questa serie in ogni suo aspetto: recitazione, regia, fotografia, sceneggiatura e colonna sonora. E’ semplicemente tutto giusto, con scene epiche e mi ha fatto andare in fissa per gli occhiali di Matt Murdock li avrò.

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How I Met Your Mother: Altra grave mancanza che sto colmando con Netflix (sono all’ultima stagione). Sono sempre stata una mega sostenitrice  di FRIENDS, la mia serie preferita, e la pubblicità che si faceva in giro di HIMYM , dicevano fosse l’erede di Friends appunto, mi ha sempre fatto storcere il naso. Ora guardandolo mi rendo conto che  è una serie meravigliosa, sullo stesso genere e con puntate che spesso lo richiamano, ma con tutta una storia differente dietro. Ne amo i personaggi, ne amo la comicità, ne amo quei rari momenti musical, ne amo le frasi celebri. Inutile farne i paragoni, basta amarle entrambe.

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Film

A Marzo non ho visto molti film nuovi, forse proprio questi tre e basta.

Perfetti Sconosciuti: da qualche anno a questa parte il cinema italiano sta sfornando dei film fantastici, prima eri quasi un idiota se ti andavi a guardare un film italiano al cinema. E invece adesso ti tirano fuori queste chicche…

Film corale pieno di buona recitazione, Marco Giallini in primis, belle premesse  e ottima riuscita. Mi piacciono questi film che si svolgono così, lungo una serata tra amici (vedete anche “Il nome del figlio” se vi piace questo genere).maxresdefault.jpg

Deadpool: Non saprei come definirlo veramente, so che mi sono divertita e che il tempo in sala è volato . Non i solito film di supereroi ma non il mio preferito di questo mese perchè il prossimo è stato il massimo….

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Lo chiamavano Jeeg Robot: a proposito di supereroi e film italiani, ecco il film che mi ha commosso. Quando mi hanno parlato di questo film il  mio primo pensiero è stato Ma noi italiani siamo in grado di farne uscire qualcosa di decente? E in sala ero un po’ lì con l’ansia, un po’ scettica, che ad un certo punto il film avrebbe toppato in qualcosa per cadere irreparabilmente nel trash. Invece no.

Bello.

Sono tornata a casa cantando Un’emozione da poco consapevole di aver visto un pezzo della storia del cinema italiano.

 

Videogiochi

Questo mese mi sono letteralmente chiusa ad un solo gioco:

Digimon Story: Cyber Sleuth : Ho sempre giocato a tutti i giochi dei Pokèmon ma dentro di me speravo che un giorno uscisse un gioco sui Digimon. Ed eccolo qua. Incrocio perfetto tra un Persona e  Pokèmon, è l’unico modo in cui riesco a descriverlo al momento.

 

Ed ecco qua, per ora mi sono venute in mente queste categorie ma sicuramente ogni mese varieranno a seconda dei miei interessi.

Buona serata e Buona Pasqua!

Consigli a un giovane scrittore || Vincenzo Cerami

71JqEIBjL7L._SL1250_.jpgVincenzo Cerami è narratore, sceneggiatore, librettista, drammaturgo: chi meglio di lui può aprire ai lettori le porte del laboratorio creativo dello scrittore e svelarne meccanismi, trucchi, espedienti? In queste pagine, già di grande successo, l’autore spiega le leggi nascoste che producono la naturalezza del racconto, le tecniche per costruire dialoghi convincenti, gli effetti che si possono ottenere scegliendo di narrare in prima o terza persona etc. Oltre ai capitoli già editi su come scrivere romanzi, racconti e sceneggiature cinematografiche, in questa nuova edizione Cerami aggiunge un capitolo inedito sul fumetto. Uno strumento indispensabile per chi desidera cimentarsi con la letteratura, ma anche un’utilissima guida per diventare lettori più consapevoli.

Eccoci di nuovo qua, devo dire a malincuore perché questo libro non volevo davvero che finisse.
A essere sincera mi ci sono approcciata in maniera molto ingenua, pensando di trovare una lettura piacevole e nulla di più. Ma inoltrandomi sempre più in là tra le pagine mi capitava di pensare cavoli questo devo segnarmelo, finchè non diventa proprio palese che è un libro pieno di ottimi consigli, curiosità, vere e proprie lezioni con tanto di compiti per casa (che farò, perché sembrano divertenti e utili).
Alla fine della lettura ti ritrovi con un pieno di informazioni nuove con cui affrontare altre letture, ma in maniera diversa stavolta, apprezzando davvero il lavoro che c’è dietro.
A parte il “lato scolastico”, ci sono molti aneddoti del mondo dello spettacolo, soprattutto quando affronta la comicità, che valgono, per quanto mi riguarda, tutto il libro. Per non parlare delle riflessioni che partono dal nulla e che ti lasciano a bocca aperta.
Vi posto un esempio:

Osserviamo la nostra vita. Se ognuno di noi contasse il tempo in cui parla con gli altri nel corso di una giornata, si accorgerebbe che si tratta di minuti e non di ore. Supponendo, con molta generosità di concentrare il nostro “parlato” di un intero giorno in un’ora, a disposizione del silenzio ce ne restano ventitré. Se otto le passiamo dormendo, per ben quindici ore non usiamo la parola. Passiamo insomma il novanta per cento della nostra vita senza dire niente, chiusi in noi stessi. Ma quante cose succedono in quel silenzio. Quasi tutto. Prendiamo decisioni, pensiamo, progettiamo il futuro, però facciamo cose di cui nemmeno ci accorgiamo. Per esempio, custodiamo le paure, teniamo a freno l’ira, fantastichiamo, giudichiamo, ci lasciamo turbare, controlliamo le emozioni o le cerchiamo, siamo scontenti o contenti, rimuoviamo le angosce, metabolizziamo le cattive notizie, ci accettiamo, ci rifiutiamo eccetera. Dentro il silenzio torniamo più bambini oppure ci confessiamo l’inconfessabile, ci rivolgiamo a Dio, non ci vergogniamo dei nostri impulsi, non siamo terrorizzati dai tabù, desideriamo ciò che gli altri ci vietano, ci viene voglia di uccidere, di fare l’amore, di scappare. E tutto questo avviene quando siamo seduti nel vagone della metropolitana, mentre attraversiamo una strada, prendendo un caffè al bar, nelle sale d’aspetto, davanti allo specchio con il pettine in mano, accendendoci una sigaretta. La nostra immensa vita silenziosa e sommersa non scompare d’incanto quando usiamo la parola. Parlare è sempre un po’ balbettare, ha in sé qualcosa di repressivo, di formalizzato e contempla sempre, nascostamente, una frustrazione, in quanto la complessità del silenzio non passa attraverso la lingua parlata.

Scusate la lunghezza della citazione ma per me questa rendeva benissimo l’idea.

Spero di non avervi annoiato e anzi di avervi invogliato a leggere questo libro anche se non siete interessati alla scrittura.

Buona lettura!

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Domani nella battaglia pensa a me || Javier Marìas

Il titodomaninellabattagliapensaamejaviermariaslo è tratto dal “Riccardo III” di Shakespeare: è la maledizione che il fantasma della regina Anna scaglia sul re che l’ha fatta uccidere. Ma la storia è ambientata nella Madrid dei nostri giorni, dove l’io narrante, Victor Francés, sceneggiatore per il cinema e la tv, vive facendo il “negro”, in proprio o per conto terzi. Victor conosce Marta, una donna sposata che gli muore tra le braccia proprio la notte del loro primo convegno amoroso. Fugge, ma resta prigioniero del passato della donna e decide di ricostruirlo. Sarà un viaggio di esplorazione nei misteri del cuore umano, ricco di sorprese, drammi, colpi di scena.

C’è voluta qualche pagina per carburare ed ambientarmi in questo nuovo tipo di scrittura per me; ma, alla fine, non mi sono pentita minimamente della scelta.
Non so bene come spiegare la sensazione che ho provato leggendolo; l’unico esempio che mi viene in mente è I love shopping si, lo so, non c’entra nulla però se lo avete presente pensate alla sensazione di ansia e di vergogna  che provavate mentre Becky Bloomwood ne combinava un’altra delle sue: della serie Oh no, non lo sta per fare, no, no, NO….. e poi inesorabilmente lo faceva. Ecco più o meno la stessa cosa, solo in versione più drammatica, a volte maniacale.
Non vorrei rovinarvi il libro rivelandovi alcune cose, ma è quel genere di storia in cui pensi sin dalle prime pagine di aver inquadrato il protagonista per poi arrivare alle ultime ed accorgersi di avere di fronte un personaggio del tutto diverso.
Mi è piaciuto a livello stilistico, perchè molto ben costruito, ragionato. Episodi, pensieri, citazioni che quando appaiono la prima volta nel testo sembrano così distanti, così scollegati dal resto della vicenda; quando poi vengono riproposti nelle ultime pagine, finalmente, assumono un senso.
Di sicuro cercherò  altri libri di questo autore: voglio continuare a restare affascinata da questa scrittura.

Buona lettura!

Peter Pan e la sfida al pirata rosso || Geraldine McCaughrean

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Tutti i bambini crescono (meno uno, si sa). CresconoWendy e i suoi fratelli, crescono i Bimbi Smarritidell’Isolachenoncè, e finiscono per diventare londinesi con vite più o meno normali. Ma da un po’ di tempo li ha colpiti un’epidemia di sogni indesiderati, da cui si risvegliano trovando sul cuscino spade, sveglie, copricapo indiani, foglie, sassolini e faretre piene di frecce (per non parlare del coccodrillo che compare dopo un pisolino collettivo!). Una fuga di sogni può essere solo una richiesta d’aiuto di Peter Pan: bisogna al più presto tornare bambini, cospargersi di polvere di fata e tornare da lui. Al loro arrivo Wendy e suoi troveranno Peter il Ragazzo Meraviglioso che sta morendo di… noia, ed è pronto a mettersi alla ricerca del tesoro di Capitan Uncino. Eppure l’Isolachenoncènon è quella di sempre: non è più verde come l’estate, ma rossa come l’autunno, e tutte le radure sono svanite nel nulla come buchi nel mare…
 
 
Ci voleva.
Ci voleva proprio.
Adesso ho milioni di idee che mi ronzano in testa. Ma di quelle che solo i bambini possono avere, quelle che da adulto scarteresti a priori semplicemente perché impossibili. La mia immaginazione é stata cullata, sussurrata e svegliata….da Peter Pan.
Mi ha sempre fatto questo effetto in realtà. So che é una figura alquanto criticata ma, cavoli, Peter pan é avventura!
É correre scalzi sulla riva di un fiume, è farsi rotolare giù da una collina, è un’altalena che va talmente in alto che neanche la senti più tua madre che dice di rallentare.
Ho letto in giro che questo seguito non é degno dell’originale, che poi se ci pensi bene neanche l’originale é chissà cosa…sai che c’è? Non mi importa.
Questo libro segue, per me, le linee guida dell’originale.
Peter pan continua ad essere un  bambino di grande ispirazione ed ammirazione combattuto tra l’avventura e la solitudine, e con un senso del pericoloso e del giusto un po’ distorto, un po’oltre, ma in fondo é proprio quello che lo rende Peter. E l’antagonista é sempre un signor antagonista, di quelli che alla fine ti ritrovi a dispiacerti se dovesse perdere.
L’Isolachenonc’è sempre così meravigliosa, piena dei sogni di tutti i bambini e di  fate malefiche al punto giusto. É un libro pieno di “storia” di questo posto, di nuovi luoghi, di nuove creature.
È lasciare simbolicamente la finestra aperta ai sogni, all’avventura, al mai dire mai.
Buona lettura!
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